Il team

Una storia fatta

di persone

Tutto è iniziato nel 2008

quando Giulia, a quell’epoca laureanda in lettere moderne, e Marco, già titolare de Il Paradiso della Pizza, vivono come volontari al loro primo Salone del Gusto di Torino spinti dal padre di lei, socio Slow Food fin dalla sua nascita.
Quell’immenso brulicare di persone che credono fortemente nel proprio prodotto circondato da innumerevoli visitatori interessati veramente a quello che hanno nel proprio piatto e nel proprio bicchiere accende una lampadina nei due allora giovani ragazzi: ma se noi stiamo attenti che ogni singolo prodotto che acquistiamo sia creato in un certo modo perché non dovremmo mettere la stessa attenzione in quello che creiamo per i nostri clienti? Da quel momento in poi, un passo alla volta e con tanto studio e tanta passione, il Paradiso della Pizza è cresciuto fino a diventare un luogo unico in cui è possibile degustare una pizza fatta con coscienza e sapienza. In cui ogni singolo prodotto offerto è stato scelto con cura e in cui ogni ingrediente racconta una storia. Questo è il seme da cui è nato Rise.

Poi l’arrivo delle altre colonne portanti

Per caso, nel vero senso della parola, approda al Paradiso della Pizza Mauro, un giovane ragazzo praticamente a digiuno di conoscenze gastronomiche. Nulla di più bello che una tavolozza bianca su cui poter far affiorare il ritratto di un fido collaboratore appassionato quanto Marco e Giulia. Mauro diventa così il terzo componete di un gruppo affiatato che condivide appieno i valori etici e sociali dei suoi amici e la loro passione per l’enogastronomia.
Da lì a poco ecco arrivare la quarta colonna portante di Rise: Mattia. Da ragazzino era entrato in contatto con il Paradiso della Pizza semplicemente perché stava cercando un lavoretto e nulla è più comodo del fattorino che consegna le pizze a domicilio. Ma anche lui non riesce a sfuggire al fascino del mondo della ristorazione fatta come si deve e così, una volta finiti gli studi, decide di iscriversi a diversi corsi di degustazione di vino e birre e di prendere la strada del food and beverage ‘seconda natura’.

+ There are no comments

Add yours